Citizens’ Diplomacy

L’arresto della blogger egiziana che ha continuato a bloggare tramite twitter durante il suo arresto, la mobilitazione sulla rete, l’intervento del Dipartimento di Statto e la sua liberazione, danno un’idea del potere di comunicazione dei social network nella società contemporanea e della differenza che portano in tutti i campi, anche nella politica estera. Basti pensare che gli aiuti umanitari, passano oggi in gran parte  attraverso siti di microfinanziamento, tra cui Kiva, dove centinaia di migliaia di persone donano $25 per finanziare direttamente un progetto imprenditoriale in un Paese in via di sviluppo o alla clamorosa iniziativa di due creativi israeliani che, tramite Facebook, lanciano un ponte di pace con l’Iran: “Iraniani vi amiamo, non vi bombarderemo” dicono e… nonostante la censura di Facebook e di internet, gli iraniani rispondono e ricambiano.

Questa sfida alla maniera in cui è organizzata la società, portata dal modello dei social network planetari, deve essere veramente importante se singoli cittadini  o organizzazioni non governative, sfruttando il potere della nuova forma di comunicare, incidono sulla scena internazionale, dimostrando un potere collaborativo globale che non è di nessuno: è diffuso.

E’ solo un esempio della nuova frontiera della diplomazia diffusa, una vera e propria opportunità, un ulteriore strumento che i social network offrono per la pace ed il progresso. Il suo slogan potrebbe essere: build local, go global, change the world.

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